Ha scritto lo scorso anno la studentessa Ju Ping, prima cittadina di origine extracomunitaria a vincere una borsa di studio della Fondazione Savoldi: '[...] Vorrei innanzitutto ringraziare la famiglia Savoldi di avermi offerto questa opportunità [...] Da parte mia, questo segno non è solo un semplice premio, ma è un riconoscimento significativo che riguarda... soprattutto l'integrazione in questo nuovo paese. Mi incoraggia ad andare avanti con lo studio e a continuare a fare del mio meglio per il paese di Nembro'. Una lettera semplice, ma che colpisce positivamente, perché carica di speranza, gratitudine e 'riconoscenza', tutti sentimenti che sembrano essere poco diffusi oggi giorno, ma come dimostra la giovane Ju Ping non sono ancora scomparsi. E allora diventa più che mai doverosa una riflessione su una Fondazione, come la 'Maria Antonietta Savoldi', che, alla fine degli anni Cinquanta, sceglie di investire nel campo della cultura e della bontà, valori che si contrappongono alla presuntuosa autosufficienza ed onnipotenza dell'uomo moderno, per fissare nella mente e nel cuore dei nembresi il ricordo di una bambina che trova la morte sulla strada. [...] La Fondazione con questo contributo alla conoscenza si inseriva, forse anche inconsciamente, in quel processo di formazione delle classi subalterne in atto, a più livelli, in quel periodo. (Estratto dalla Postfazione in Maria Corna, Il premio Maria Antonietta Savoldi a Nembro, Comune di Nembro-Università degli Studi di Bergamo, Quaderni della Biblioteca di Nembro, 2005, p. 44)
Canaletta