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I Savoldo nobili Urcei

Lo stemma nobiliare della Famiglia Savoldi

Lo stemma nobiliare della Famiglia Savoldi

Acquarello di Virgilio Bettinaglio 1996

(Archivio Eredi)

Teresa Savoldi ved. Rodigari

Brevi cenni sugli antenati della famiglia Savoldi

Il documento che qui si riporta fedelmente – emendato solo delle sviste tipografiche – è un dattiloscritto firmato dall'autrice all'età di 80 anni e datato 1965–67. Visti i preziosi riferimenti agli avi della famiglia, lo si presenta nella sua interezza. Esso fu redatto su sollecitazione di Renato Savoldi

Come la più anziana dei Savoldi, tuttora viventi, sono stata incaricata di parlare un po' dei miei antenati.

L'impresa è ardua perché so ben poco della vecchia famiglia; mi ci proverò e racconterò quanto ho potuto conoscere per tradizione.

I Savoldi oriundi di Brescia dal lontano 1300, erano conosciuti sotto il nome di Savoldo nobili Urcei, denominati Savoldi (Leandro) perché così si tramandavano da padre in figlio.

Molti erano i “Leandro” in codesta famiglia tanto è vero che l'Azienda in foraggi veniva denominata Savoldi Leandro.

In questa famiglia vi furono Dottori in Scienze Commerciali e Medicina: tra i più noti si ricorda Antonio, Medico all'Università di Padova nel 1611.

Poi insigni pittori; merita di essere ricordato in modo particolare il celebre pittore Gerolamo Savoldo del 1500, il quale si fece fama imitando Tiziano e i cui dipinti si trovano conservati in diverse Gallerie d'Arte italiane ed estere ed è menzionato in diverse pubblicazioni d'arte fra le quali La Storia d'Arte del Rinascimento del Prof. Venturi ed in quello più recente La Storia illustrata dei grandi pittori del 1500 redatta dal Prof. Roberto Longhi.

Storici e cronisti sono concordi nello stabilire che la nostra casata fu ascritta al Gran Consiglio di Venezia, nel 1383, in persone di Matteo Orso, sotto il dogato di Andrea Contarini, e la dicono estinta nel 1400 in persona di Marco Orso. Passò con importante linea a Orzinuovi alla metà del 1400, con Savoldo che ottenne la cittadinanza di Brescia nel 1478.

Il mio bisnonno mi è stato descritto di proporzioni fuori del comune; di carattere gioviale, arguto ed intelligentissimo. Egli diede un nuovo impulso all'Azienda di foraggi, estendendola in varie zone della provincia e fuori provincia. In paese era tenuto in grande considerazione.

Mio nonno che ho conosciuto molto bene, mi dicevano che assomigliasse assai al padre sia fisicamente, come intellettualmente: bonario e generoso. Abitava a Nembro in una casa in via Garibaldi (casa ora di proprietà di un nipote). Quando ero bambina e abitavo poco distante dal nonno, andavo spesso a fargli visita e nelle ricorrenze dell'onomastico o del compleanno, gli recitavo la poesiola ed egli mi metteva nelle mani qualche monetina di rame (allora in corso), per dimostrarmi il suo compiacimento e di tanto in tanto mi offriva della frutta fresca raccolta nel suo podere chiamato “Fondo Ripa” posto sempre in via Garibaldi. In detto podere uno dei figli di nome Pietro fece costruire una bella villa che venne denominata Villa Amabilia in omaggio al nome della consorte. Detta villa è sempre di proprietà dei figli di Pietro.

Mio nonno era amato, rispettato da tutti e lo chiamavano “Sciur Leandro” sebbene portasse il nome di Antonio, per conservare la vecchia tradizione. Aveva sposato una bellissima donna di campagna, molto intelligente; vestiva il costume dell'Ottocento e si pettinava come la Lucia dei Promessi Sposi. Io non ebbi la fortuna di conoscerla, perché morì prima della mia nascita; ma attraverso fotografie e descrizione fatte dai miei genitori, venni a conoscere le sue doti di mente e di cuore: bontà e avvedutezza. Aveva innata la passione del commercio. Quando c'erano delle vendite all'asta (allora in uso) ella era sempre presente concludendo affari vantaggiosissimi. Ebbe parecchi figli e tutti aiutò perché scegliessero la strada preferita. Quando la mamma si ammalò era ancora giovane: i figli si trovavano tutti lontano: due a Roma a studiare pittura; uno al servizio militare; un quarto ad apprendere il mestiere di carrozziere; un quinto lontano per affari inerenti il commercio dei foraggi. Aveva una sola figlia: Natalina, che dopo aver conseguito la Licenza Magistrale, si era fatta Suora di Clausura nel Convento delle Benedettine in S.Grata a Bergamo in via Arena. Trascorso un certo periodo di prova, ebbe una licenza di un mese che passò al capezzale della madre; ma purtroppo scaduta la licenza, dovette tornare in convento senza aver avuto il conforto di poter assistere la madre al momento del trapasso. Natalina, così si chiamava al secolo, prese in convento il nome della mamma: Donna Teresa. Ella fu una suora di alte virtù e svolse in convento diverse importanti mansioni. Fu maestra delle Educande (tutte giovinette di nobili e benestanti famiglie); maestra delle Novizie; in seguito priora, ed infine fu eletta Abbadessa e per ben quattro volte rieletta (caso rarissimo questo), perché le elezioni avvengono di quattro in quattro anni; ma per rieleggere la stessa suora necessita una dispensa speciale dal Pontefice. Donna Teresa fu una religiosa di rara intelligenza, energica, prestante. Molti ricorrevano a lei per consigli, fra cui alti prelati, al fine di districare gravi situazioni. Io, nipote, ebbi la fortuna di viverle accanto come educanda, per circa due anni. Sebbene le parlassi di rado, pure bastavano quei brevi incontri per conoscere a fondo la bontà del suo animo, la sua generosità, l'elevatezza dei suoi sentimenti. Anche i suoi rimproveri erano buoni e portavano sollievo e conforto. Amava molto i suoi parenti, tutti; non si poteva farle visita con tanta frequenza perché c'erano periodi proibiti dalla Regola (Quaresima ed Avvento), ma quando ci rivedeva si capiva che era felice. Morì nel 1929 all'età di 75 anni e dopo più di cinquanta di vita claustrale, rimpianta da tutti: parenti, suore ex educande, insomma da tutti quanti la conobbero ed ebbero modo di apprezzare le sue virtù. La salma venne tumulata a Nembro nella Cripta di famiglia, unitamente al padre morto parecchi anni prima.

Anche i cinque fratelli fecero onore al loro nome: mio padre Luigi e mio zio Nicola scelsero l'arte del pennello, lavorando a Roma parecchi anni, decorando chiese, ville, palazzi appartenenti a personaggi illustri. Nelle ore libere frequentavano la scuola d'arte; si distinsero in prospettiva, ornato, chiaroscuro, figura, guadagnando premi e diplomi che conserviamo gelosamente. Indi si trasferirono a Nembro paese natio, lasciando anche qui il segno del loro tocco artistico, tanto in città come in provincia. Luigi si dedicò in modo speciale alla decorazione, Nicola in figura, fiori, paesaggi. Il fratello Leandro si dedicò alla costruzione di carrozze e carri.

Gli altri due Pietro e Antonio svolsero il commercio del nonno e del padre (legnami e foraggi). Pietro si trasferì ad Antegnate, essendo una zona agricola e perciò più adatta al suo lavoro; poi andò a Milano dove forniva la scuderia (dell'Anonima Trasporti) di ben 800 cavalli che servivano per il servizio pubblico.

Antonio invece si stabilì a Monza per il medesimo commercio e poiché forniva di biada e fieno le scuderie reali, lo vedevano conversare spesso con S.M. Umberto I, per questo lo soprannominavano “Il Re de Munsa”.

Tutti ebbero famiglia numerosa: mio padre Luigi ebbe 9 figli, 4 dei quali morirono in tenera età; il figlio Albino cadde da eroe sul Monte Asolone nella Guerra 1915–18, viventi ancora 4.

Lo zio Leandro ebbe 16 figli: un solo maschio, viventi ancora 7 femmine ed il maschio.

Lo zio Pietro ebbe 12 figli: viventi 2 maschi e 2 femmine.

Lo zio Nicola ebbe 7 figli: 3 viventi, Pierino è scomparso recentemente.

Lo zio Antonio ebbe 2 figlie tuttora viventi e un maschio morto piccolo.

Ora non ho nulla da aggiungere: gli antenati sono scomparsi lasciando una scia di buoni ricordi.

Rimangono circa 25 nipoti, speriamo che anche costoro lascino esempi di bontà, di onestà, di buone opere.

Albero genealogico della famiglia Savoldi - Dell'Orso a cura di Nicoletta Savoldi, 1999 Albero genealogico della famiglia Savoldi - Dell'Orso a cura di Nicoletta Savoldi, 1999

Albero genealogico famigliare a cura di Nicoletta Savoldi, 1999


I fratelli Savoldi

I fratelli Savoldi in una fotografia dei primi del Novecento. In piedi, da sinistra, i pittori Nicola e Luigi (Fotografia di ignoto, Archivio Eredi)

Società anonima Savoldi

La Società Anonima Antonio Savoldi (proprietà di un cugino di Renato Savoldi), casa editrice che nel 1925 stava per avviare il progetto della Grande Enciclopedia Italiana, poi passata a Treccani, il quale – per non compromettere a sua volta le proprie finanze – dovette trasferire il progetto all’attuale Istituto per l’Enciclopedia Italiana. Si può leggere quest’interessante testimonianza nella lettera dattiloscritta inviata da Antonio a Renato nel 1972 (pdf seguente)

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Fornaci Savoldi

Pesa privata della ditta Angelo Savoldi il quale era proprietario delle fornaci e dei forni per la lavorazione della calce a Nembro nei primi del Novecento

Busto di Luigi Savoldi

Immagine del busto in bronzo di Luigi Savoldi, tributatogli dallo scultore Innocente Galizzi

Facsimile dal dattiloscritto originale del necrologio di Luigi Savoldi composto dallo scultore Innocente Galizzi. Luigi, pittore di professione come il fratello Nicola, dopo aver studiato pittura e architettura all’Accademia Carrara di Bergamo, vinse nel 1878 un premio triennale per il disegno all’acquarello dal vero di un candelabro romano. Nella capitale, oltre a perfezionarsi con il fratello Nicola, operò a lungo

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Pietro Savoldi

Pietro Savoldi, primo figlio maschio di Nicola e fratellastro di Renato, in una fotografia del 1912. Podestà di Nembro nei difficili anni della Seconda Guerra Mondiale, si occupò dell’amministrazione delle proprietà del padre. Si sposò con Alice Cremaschi avendone tre figli: Nicola (ingegnere), Emilio (medico, poi sindaco di Nembro a sua volta) e Maria Teresa (Fotografia di ignoto, Archivio Eredi)

Conciliatore Nicola Savoldi

Il documento manoscritto in cui, nel turbolento anno 1933, Nicola Savoldi veniva eletto “Giudice Conciliatore” di Nembro. Nimbrum, come si può vedere nello stemma del documento, era l’originale nome latino del paese: “nimbus/i” (nembo, nuvola temporalesca) e “imber/imbris” (pioggia dirotta, acquazzone); termini che ben descrivono la severità del suo clima.


La prima cappella ottocentesca della famiglia Savoldi nel cimitero di Nembro

La prima cappella ottocentesca della famiglia Savoldi nel cimitero di Nembro (in stile neogotico), ove è sepolto il pittore Luigi Savoldi (Foto: Archivio Eredi)

Necrologio di Natalina Savoldi

Il necrologio di Natalina Savoldi pubblicato dalle Edizioni Bolis di Bergamo nel 1929. Sorella dei pittori Luigi e Nicola, suora di clausura con il nome di Donna Teresa, fu eletta per ben quattro volte (caso rarissimo) abbadessa priora del Convento di S.Grata a Bergamo, dove studiavano le "educande", giovani provenienti da nobili e benestanti famiglie: fra queste vi furono Teresa Savoldi e Antonietta Savoldi (zia di Renato), poi coniugata all'industriale metallurgico di Milano Giovanni Tadini

Conciliatore Nicola Savoldi

La seconda cappella della famiglia Savoldi nel cimitero di Nembro, progettata e costruita da Renato Savoldi negli anni Cinquanta del Novecento (in severo stile razionalista, con bugnato), ove è sepolto il pittore Nicola Savoldi (Foto: Archivio Eredi)