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I Savoldi

I fratelli Savoldi

I fratelli Savoldi in una fotografia dei primi del Novecento. In piedi, da sinistra, i pittori Nicola e Luigi, Pietro; seduti, da sinistra, Giovanni Leandro e Antonio Bonifacio (Fotografia di ignoto, Archivio Eredi)

La famiglia Savoldi ha origini dalla Media Valle Seriana bergamasca, ove un capostipite Giorgio dicto tamen Savoldus, nato nel 1650, diede i natali a una generazione di proprietari d’appezzamenti fondiari di legnami e foraggi nonché di fornaci per la calce in zolle e laterizi, che fissarono la propria residenza a Nembro, occupando nel corso degli anni posizioni di rilievo locale e provinciale. Savoldus, coniugatosi con Maria Zambonini di Nona di Scalve, ebbe tre figli, dei quali un Giuseppe Antonio Savoldi, sposatosi nel 1712 con Orsola Gritti, generò a sua volta cinque figli. Fra questi Giorgio, che nel 1736 sposò Caterina Cornaro generando quattro figli e avendone Leander, nato nel 1740. Fu da questi che la famiglia Savoldi venne soprannominata "I Leander", nome che identificava l'azienda di foraggi, legnami e laterizi portata avanti da generazioni. Da Leander e Caterina Bonassoli nacque Pietro Antonio, dal cui matrimonio (1790) con Santa Persico discesero i titolari delle Fornaci Savoldi, attive per oltre un secolo, da prima del 1849 al 1950, fra Nembro (Valle Seriana) e Sedrina (Valle Brembana): Giuseppe Alessandro (1802-1874) da cui nacque Giovanni Antonio (1832-1884) il quale sposò Maria Rota di Cavernago avendone Angelo Giorgio (1863-1905). Angelo Giorgio, coniugatosi con Caterina Cremaschi (1866-1932), ne ebbe Giuseppe Giovanni (1886-1966) e Lorenzo Leandro (1896-1959). Da Giuseppe Giovanni e Aldina Colleoni (1891-1974) sarebbe nato l'ultimo erede della fornaci, Angelo Renato Savoldi (1922-2016). Angelo Renato, coniugatosi con Marisa Ghisalberti (1926), discendente da una notabile famiglia sedrinese proprietaria di cave e d'una fabbrica che imbottigliava vini e gazzose, ne ebbe tre figlie: Luciana, Silvana e Bruna.

Da Giuseppe Luigi Alessandro (1803-1882) figlio del succitato Pietro Antonio, coniugatosi (1825) con Maria Teresa Annunziata Bergamelli, nacque Pietro Antonio (1830-1900), che sposò (1854) Maria Teresa Salvi (1835-1882) avendone figli che si distinsero nelle arti, nell'industria e nelle cariche ecclesiastiche: Maddalena Natalina (1854-1929) prese il nome di Donna Teresa divenendo badessa priora, per quattro volte consecutive, del convento di S. Grata a Bergamo. Pietro (1861-1940) ampliò il commercio dei foraggi nel milanese, sposò Amabilia Pesenti (della famiglia proprietaria della Cartiera Paolo Pigna d'Alzano Lombardo) avendone, fra gli altri figli, Emma e Giuseppe. Emma si coniugò Bonorandi, famiglia d'origine svizzera proprietaria delle cave di pietre coti a Nembro (Casa Bonorandi a Nembro è oggi Museo delle Pietre Coti). Giuseppe sposò Caterina Nassa, rilevò la Villa Valbona (sec. XVII) di Scanzorosciate (i cui vigneti furono noti per la produzione del Moscato di Scanzo Savoldi) ed ebbe quattro figli: Carlo, Vincenzo, Gianfranco e Mario. Da Gianfranco (1934-2007), avvocato, coniugatosi con Anna Maria Vizzardi (1936) nacquero: Paolo (1966), avvocato, Cristina (1967), Francesca (1969) e Marco (1977), avvocato.

I fratelli Luigi Andrea (1856-1924) e Antonio Nicola (1864-1952), entrambi diplomati in pittura, architettura e ornato all'Accademia Carrara di Bergamo, si distinsero come artisti a Roma. Antonio Nicola fu invitato dal principe Camillo Massimo a decorare il suo castello di Arsoli. Il figlio di Luigi Andrea, Antonio, fu proprietario di un’industria cartotecnica editoriale, la Società Anonima A. Savoldi, che nel 1925 stava per pubblicare la Grande Enciclopedia Italiana, poi passata a Giovanni Treccani degli Alfieri. Da Antonio Nicola, sposatosi in prime nozze con Emilia Curnis (1862-1900) d'una famiglia nembrese di possidenti che beneficò la Chiesa di Nembro, nacquero Pietro Antonio (1892-1964) e Caterina (1894-1973). Il primo ereditò l'azienda di foraggi, legnami e laterizi del padre, mentre la seconda sposò Mario Rossi (già dipendente dell'industria cartotecnica A. Savoldi) avendone l'unica figlia Emilia, morta senza eredi. Da Pietro Antonio, coniugatosi con Alice Cremaschi (1904-1998) nacquero: Nicola (1930), ingegnere, Emilio (1933), medico e sindaco di Nembro negli anni Sessanta, nonché Maria Teresa (1937). Da Nicola (1930), ingegnere, sposatosi con Marta Amadei (1934) nacquero Stefano (1961), ingegnere, e Maria Giulia (1964-1976). Da Stefano, coniugatosi con Alessandra Raimondi (1959) nacquero: Annapaola (1992), Annalisa (1996) e Gabriella (2001). Da Emilio, coniugatosi con Paola Frabetti (1937-2008) nacque Marco. Da Maria Teresa (1937), coniugatasi con Ferdinando Nobili (1930), medico, nacquero: Enrico (1963), Francesco (1966) e Paolo (1974).

Sposatosi in seconde nozze con Maria Dionisia Bena (1886-1965), il succitato Antonio Nicola ne ebbe due figli: Renato (1918-1976) e Edsilde (1919), sposata a Pierantonio Cividini, noto educatore a Bergamo, città che gli tributò un "Passaggio Pierantonio Cividini" nel centro cittadino. Da Edsilde e Pierantonio nacquero: Annamaria (1949), ingegnere, Fabiana (1951), Giannicola (1953), architetto e Roberto (1954), sacerdote. Da Giannicola, coniugatosi con Vanna Capellini (1951), nacque Federico (1986). Renato si distinse in attività professionali e politiche di rilievo in Bergamasca e a Roma, venendo insignito della commenda della Repubblica nel 1967. Istituì nel 1957 a Nembro la Fondazione "Maria Antonietta Savoldi", dal nome della primogenità precocemente scomparsa, che oggi elargisce annualmente borse di studio universitarie. Dal suo matrimonio con Mafalda Zanin (1926-2010), proveniente da antica famiglia friulana (austriaca da parte materna), nacquero Donatella (1951), dottoressa in lettere antiche e Nicoletta (1957), dottoressa in storia e filosofia. La prima, coniugata con Pierangelo Agazzi (1953), dottore in lettere antiche, ebbe due figlie: Eleonora (1980) e Chiara (1984). La seconda sposò Renato Agazzi (1949), fratello di Pierangelo e dottore in biologia, avendone Dario (1986) e Marina (1988).

Lo stemma avito, d'azzurro alla traversa d'argento, si può trovare sul portale del palazzo di famiglia a Nembro, in via G. Mazzini 6, lasciato in eredità alla curia di Bergamo. Esso figura nel Registro Araldico Italiano curato dallo Studio Pasquini.

Renato Nicoletta Mafalda e Donatella-Savoldi

Renato Savoldi con la moglie Mafalda Zanin e le figlie Nicoletta (a sinistra) e Donatella (a destra), Ascona (Svizzera), 1958 circa (Fotografia di Maria Zanin, Archivio Eredi)

Ditta Angelo Savoldi Sedrina

Ditta Angelo Savoldi, Fornaci per la calce in zolle e laterizi nei primi del Novecento, sede di Sedrina (Bergamo, Valle Brembana). Le Fornaci Savoldi sorsero a Nembro (Bergamo, Valle Seriana) diversi anni prima del 1849 e furono attive fra Nembro e Sedrina fino al 1950. Nella Fornace di Nembro avvenne nel 1899 il ritrovamento dei più antichi reperti preistorici locali: “[…] parecchie cuspidi litiche di forme perfette e un bell’esemplare di punta di lancia”, come riferisce il Bullettino di paletnologia italiana (Vol. 26, 1900) curato dal Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma (Fotografia di ignoto, Archivio Studi Storici “Francesco Cleri”, Sedrina)

Maria Dionisia Bena Savoldi con  Nicola, Maria Teresa ed Emilio Savoldi.

Maria Dionisia Bena Savoldi (madre di Renato) con (da sinistra a destra): Nicola, Maria Teresa ed Emilio Savoldi (figli di Pietro Savoldi e Alice Cremaschi), Nembro, anni Quaranta (Fotografia di Renato Savoldi, Archivio Eredi)

Bullettino di paletnologia italiana (Vol. 26, 1900)

Dal Bullettino di paletnologia italiana (Vol. 26, 1900), Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma


Biglietti da visita di Maria Zanin, Mafalda e Renato Savoldi

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Riferimenti bibliografici:

  • Diego e Osvaldo Gimondi, Il cammino dell’Asilo Infantile San Giacomo M. Apostolo a Sedrina (Bg) (1924-2012), Centro Studi Francesco Cleri Sedrina – Comune di Sedrina, 2012

  • Dario Agazzi

Dario Agazzi, La Grande Enciclopedia Italiana

La Grande Enciclopedia Italiana: dalla Società Savoldi a Treccani. Una vicenda editoriale e famigliare, Biblion, Milano, 2018

Dario Agazzi, Una dimora boschiva del XVIII

Una dimora boschiva del XVIII secolo: il casino di caccia “Canaletta” a Nembro, Lubrina Bramani Editore, Bergamo, 2018

Dario Agazzi, Il Sommarione

Il Sommarone e altre memorie, Edizioni Capire Carta Canta, Forlì, 2021


Alma Mater Studiorum, Bologna – Bibliothecae.it 8 (2019), 2, 447-450

Dario Agazzi, La Grande Enciclopedia italiana. Dalla Società Savoldi a Treccani. Una vicenda editoriale e famigliare, prefazione di Felice Accame, Milano, Biblion, 2018, 116 p., ill. (La serratura e la chiave), isbn 978-88-3383-001-8, € 14.

Dario Agazzi ricostruisce – come si legge nella IV di copertina – «la vicenda editoriale della nascita de La Grande Enciclopedia Italiana attraverso la storia famigliare, dalla Società Savoldi a Treccani», componendo un libro maneggevole, in gran parte basato sul fondo archivistico in suo possesso. Il volumetto è uscito nella collana La serratura e la chiave diretta da Felice Accame, studioso di teoria della comunicazione e docente per la Federcalcio, che ne firma anche la prefazione. In chiusura sono poste cinque appendici, a cominciare dal catalogo dei titoli pubblicati dalla Società Anonima Antonio Savoldi – che purtroppo mantiene nella lista il desueto AA.VV. –, seguono lo schema genealogico della famiglia Savoldi di Nembro e altra documentazione riguardante singoli membri; inoltre, bibliografia e apparato iconografico, quest’ultimo con 16 figure in bianco e nero soprattutto di carte intestate, copertine e luoghi del bergamasco. Il contenuto testuale vero e proprio occupa poco più di una cinquantina di pagine ed è stato suddiviso in due parti da Dario Agazzi – compositore poco più che trentenne e critico musicale, curatore del sito dedicato alle due famiglie – il cui nonno, Renato Savoldi, era cugino di Antonio, tipografo a Nembro dal 1912 e poi editore. Nella prima parte (p. 19-46) l’autore ripercorre le vicende dell’antica, intraprendente e benemerita famiglia Savoldi, i cui membri si dedicarono soprattutto all’azienda di foraggi, legnami e laterizi protrattasi per generazioni, ditta che con le sue cave e fornaci, sparse in vari punti delle valli Seriana e Brembana, diede notevole impulso allo sviluppo di quel territorio poco florido. Attingendo alle carte dell’archivio familiare, Agazzi traccia i profili – già a partire dal Settecento – di vari personaggi di spicco, tutti molto legati alle proprie origini e coinvolti in ottimi rapporti con le autorità cittadine grazie a diverse cariche. Tra questi – in particolare – Renato, che in qualità di geometra partecipò a varie associazioni professionali, a enti locali, fu pubblicista per alcune testate e nominato anche nel Comitato per la redazione di una storia di Nembro. L’attività editoriale di Antonio occupa, invece, la seconda parte del volume (p. 49-74), costituendo, per noi studiosi del settore, il vero centro d’interesse di questo lavoro. La sua “Industria cartotecnica grafica in generi editoriali” si trasformò nel 1922 in “Società Anonima Antonio Savoldi - Stabilimento Cartotecnico Editoriale”, con sede a Bergamo, configurandosi come un grande e solido laboratorio il cui pacchetto azionario, oltre alla quota di maggioranza nelle mani del fondatore, era distribuito fra parenti, notabili e amici. Le prime pubblicazioni iniziarono a uscire già nel 1921 e l’attività proseguì fino al 1928, producendo nel complesso una settantina di titoli, in gran parte votati a studi locali, a cui si affiancarono volumi di letteratura, arte, medicina, economia, diritto e qualche manuale scolastico. Dal 1922 Savoldi stampò anche la «Rivista di Bergamo», longeva testata che fra interruzioni, cambi di redazione e profondi mutamenti dovuti anche alle restrizioni imposte dal regime fascista, resiste ancora in circolazione e che, negli intenti del suo primo editore, riuniva «uomini di fede diversa» garantendo però «il rispetto reciproco, il senso della dignità» e ispirando «amore per il proprio paese» (n. 37, genn. 1925). Fra le monografie si distinsero i libri illustrati che censivano le Medaglie d’oro relative a tutte le guerre dal 1866 al 1914 – usciti tra il 1923 e il ’26 – compilati dal barone e colonnello dei Bersaglieri Errardo di Aichelburg, opera che ricevette il plauso sia del re Vittorio Emanuele III sia di Mussolini e che l’editore consegnò loro personalmente. Nel 1925, inoltre, «La casa editrice A. Savoldi di Bergamo aveva con giovanile baldanza concepito il piano di una nuova enciclopedia italiana e si era all’uopo assicurata una vasta e bene scelta collaborazione. Le difficoltà gravissime del momento hanno suggerito [...] di attendere tempi più facili per l’attuazione del suo progetto». Con queste parole – che aprono il volume – Angelo Fortunato Formiggini annunciò ne «L’Italia che scrive» l’importante iniziativa destinata però a restare una brillante idea sulla carta; come peraltro era già successo a lui all’inizio del Ventennio durante il governo Mussolini, quando la sua programmata Grande Enciclopedia Italica non aveva potuto avviarsi per l’ostilità dell’allora ministro dell’istruzione Gentile, il quale darà poi il via libera a Treccani. Comunque, in quell’anno veniva diffuso un elegante pieghevole di presentazione del Programma per una Grande Enciclopedia Italiana, ove orgogliosamente si affermava che: «Un’impresa di tale genere richiede coraggio, per superare le difficoltà, non lievi, riguardo alla redazione e alla stampa dell’opera, e per affrontare il rischio nell’impiego, con interesse minimo o nullo e a lunga scadenza, del grosso capitale occorrente per sopperire alle colossali spese: e questo coraggio dimostra di possederlo il Sig. Antonio Savoldi, che quale editore, si è proposto di finanziare l’Enciclopedia e di allestire apposito Stabilimento tipografico in Bergamo – ormai quasi ultimato – con materiali tipografici espressamente fusi, in guisa che l’Enciclopedia abbia a riuscire, non solo opera elaborata dal lato della composizione, ma appaia in veste nitida ed elegante». Ulteriori specifiche tecniche dettagliavano che i volumi, in-8° grande, sarebbero stati di circa 1000 pagine e di due colonne ciascuna, per un totale stimato in 25 tomi da completarsi nell’arco di quattro anni, quindi dal 1926 al ’29. Diretta testimonianza di quest’avventura editoriale è fornita dallo stesso Antonio, ormai ottantenne, al cugino Renato in una lettera del 1972 in cui dichiarava di essersi assunto l’impegno di pubblicare l’Enciclopedia, avvalendosi della «collaborazione di una cinquantina di esperti professori, che in pochi mesi avevano preparato il materiale, per dar corso alla stampa del primo volume con la lettera A». Gli studiosi chiamati a partecipare dovevano essere sia «uomini di alta fama» già affermati, sia «giovani di valore, volenterosi di aprirsi la via alla notorietà», i quali avrebbero ricevuto un compenso adeguato al lavoro svolto. Occupandosi di tutti i rami della conoscenza, il gruppo di esperti sarebbe divenuto necessariamente molto numeroso e avrebbe dovuto stabilire una linea comune di condotta riguardo a due questioni cruciali: lo sviluppo da dare alle singole voci, per non creare disparità di trattamento, e l’estensione della rete di coordinamento tra le molteplici discipline. Vari personaggi erano già stati contattati, tra cui il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice, l’archeologo Roberto Paribeni, il giurista Giuseppe Chiovenda, il cartografo Luigi Brasca. Altro presupposto imprescindibile dell’Enciclopedia era il suo voler essere rigorosamente apolitica e neutrale ma, come l’editore aveva infine presagito, tali principi di libertà e scientificità non avrebbero potuto scampare alla dittatura fascista. La summenzionata lettera di Antonio Savoldi conduce all’epilogo del suo progetto: egli ne motiva l’abbandono in quanto «impegno troppo oneroso» e l’occasione di «cavarmela» veniva fornita dall’incontro con Giovanni Treccani che rileverà «tutto il materiale pronto». Il senatore bresciano lanciava così l’Enciclopedia Italiana nel 1929 ma, giunta al 14° volume, anche per lui l’impresa diveniva eccessivamente dispendiosa, cedendone la prosecuzione all’Istituto per l’Enciclopedia Italiana. Quest’ultimo, ancora oggi faticosamente rilascia gli opportuni aggiornamenti, con considerevole perdita finanziaria da parte degli azionisti, enti e aziende precisamente riportate nelle ultime pagine del libro. L’autore conclude informando che di Antonio Savoldi, trasferitosi a Milano, si perde ogni traccia dopo che egli aveva cessato l’attività nel 1928 cedendo l’azienda al suo ragioniere e consigliere di fiducia. Di questa «curiosa vicenda editoriale» che ha per protagonista Antonio, breve ma intensa, anticipatrice di uno strumento conoscitivo che è stato fondamentale per generazioni di studenti, Dario Agazzi ha fornito una ricostruzione ben documentata e partecipe che nel complesso, seppure sinteticamente, abbraccia l’intera storia socioculturale della famiglia Savoldi.

Loretta De Franceschi



Brevi cenni sugli antenati della famiglia Savoldi

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Un articolo de L’Eco di Bergamo apparso nel 2007 in cui sono citate le Fornaci Savoldi di Sedrina

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Ricordo di Gianfranco Savoldi (1934-2007)

Sandro Baldassare: “In memoria di Gianfranco Savoldi”, 2007.

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Le cappelle mortuarie della famiglia Savoldi nel Cimitero di Nembro

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Alcune recensioni e presentazioni dei saggi di Dario Agazzi

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Dario Agazzi - I Badoglio nel cassetto

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